È noto che alcuni elementi dell'impianto architettonico e decorativo del Foro di Traiano vengono programmaticamente ripresi dal modello del Foro di Augusto[1]: l'esempio più lampante è la ripresa della struttura decorativa dell'attico dei portici della piazza, decorato con clipei e statue che sorreggono un coronamento sporgente, coperto da un soffitto cassettonato: gli elementi del coronamento e del soffitto si ripetono identici nella successione delle modanature decorate.
Proprio questo esempio, nella sua fedeltà al modello dal punto di vista decorativo, evidenzia le differenze sia nella scelta e nel significato delle decorazioni, su cui non ci si sofferma in questa sede, sia sulle modalità di lavorazione e montaggio dei blocchi.Nel caso del Foro di Augusto un unico grande blocco di marmo è intagliato con un elemento sporgente e uno rettilineo del coronamento e comprende anche il relativo soffitto cassettonato, mentre solo la sima con i gocciolatoi è scolpita in un blocco separato. Nel Foro di Traiano, invece, sono scolpiti separatamente il blocco sporgente e quello rettilineo del coronamento, e, ancora a parte, il soffitto cassettonato, compresa la sima.
Questa soluzione che razionalizza il taglio dei blocchi da ordinare in cava e consente probabilmente un risparmio di materiale, rivela una migliore organizzazione cantieristica e una maggiore esperienza delle maestranze.
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Attico dei portici del Foro di Traiano (disegno ricostruttivo) e del Foro di Augusto (ricomposizione per il Museo dei Fori Imperiali

Varietà di resa del kyma lesbio trilobato su uno stesso blocco di coronamento dall'attico dei portici del Foro di Augusto e confronto tra la variabilità di resa nell'ambito della stessa partitura architettonica nel Foro di Augusto e la resa uniforme di elementi provenienti da edifici diversi nel Foro di Traiano
Questa maggiore esperienza e organizzazione delle officine si rivela anche da un altro particolare: nel Foro di Augusto la resa delle modanature decorate non è uniforme, ma cambia a seconda del singolo esecutore. L'esempio più evidente si trova in un blocco di soffitto cassettonato dell'attico dei portici, dove le modanature di incorniciatura dei cassettoni (kyma ionico e kyma lesbio trilobato) hanno non solo una resa, ma anche un disegno leggermente diverso alle due estremità del blocco, ed è addirittura possibile cogliere il punto in cui uno scalpellino ha interrotto il lavoro, ripreso poi da un altro operaio. La mancanza di uniformità nel disegno, che ben si coglie anche in altri casi, rivela che il modello scelto, che pure esisteva, doveva essere abbastanza generico da consentire un certo grado di interpretazione personale[2].
Nel Foro di Traiano invece le officine hanno acquisito un livello di esperienza e un'abilità che consentono una quasi assoluta uguaglianza, non solo nel disegno, ma anche nella resa degli elementi decorativi, che si ripetono nei diversi ordini del complesso, con solo piccole variazioni di ritmo negli elementi delle modanature decorate, più allargati, o appena più stretti.
Solo le modanature minori possono ancora mostrare disegni differenziati per le modanature canoniche, spesso caratterizzati da una maggiore vicinanza ai precedenti flavi: ad esempio, un kyma ionico con freccette nell'incorniciatura dei cassettoni delle cornici con mensole[3], o un kyma lesbio trilobato con nastri degli archetti più larghi e una foglietta dai margini frastagliati come elemento interno vegetalizzato (nell'incorniciatura dei lacunari sugli architravi del primo ordine della Basilica Ulpia)[4].
Da notare ancora che alcuni elementi pertinenti alla decorazione interna delle Biblioteche mostrano anche scelte decorative leggermente diverse dalla marcata uniformità di tutta la decorazione del complesso, con rese degli elementi decorativi meno lontane, inoltre, dai modelli flavi. Queste differenze sembrano indicare un gruppo separato di scalpellini, incaricato della decorazione delle Biblioteche, che interpreta differentemente la prescrizione di rifarsi al modello augusteo[5].
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Confronto di altri kymatia lesbii trilobati dal Foro di Traiano (cornice del primo ordine della decorazione interna delle cosiddette "biblioteche" e incorniciatura dei lacunari del primo ordine della Basilica Ulpia) e dal Foro di Cesare (cornice della peristasi del tempio di Venere Genitrice nel rifacimento traianeo)
L'esempio del tempio di Venere Genitrice, opera probabilmente della medesima officina che aveva lavorato nel Foro di Nerva, mostra già una spontanea tendenza a ritornare a forme più stilizzate, come mostra il particolare del kyma lesbio continuo, non più vegetalizzato, tra prima e seconda fascia dell'architrave; inoltre le fasce stesse sono di nuovo proporzionalmente di maggiore ampiezza, e la struttura tettonica dell'architrave ritorna visibile in tal modo con maggiore evidenza.
Nel Foro di Traiano, a questa spontanea tendenza stilistica, si sovrappone la scelta dell'architetto, secondo le probabili indicazioni del committente: la successione delle modanature e le loro reciproche proporzioni sono di nuovo le stesse che nel Foro di Augusto. Persino il disegno degli elementi delle modanature decorate, che di nuovo non dipende dalle scelte dei singoli scalpellini, come dimostra la sua uniformità in tutto il complesso, è copiato dal modello augusteo[7].

Confronto di un architrave dai portici del Foro di Augusto, dell'architrave delle cosiddette "Colonnacce" del Foro di Nerva , dell'architrave della peristasi del tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare di epoca traianea , della Basilica Ulpia nel Foro di Traiano (da sinistra a destra)
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Confronto tra la rosetta di un cassettone dal coronamento con soffitto dell'attico dei portici del Foro di Augusto e la simile rosetta di cassettone dal soffitto del porticato del cortile meridionale del Foro di Traiano.
Le notevoli capacità tecniche acquisite nel corso di un secolo dagli scalpellini, permettono di corrispondere nel modo migliore alle esigenze del committente, proprio perché queste vanno nella medesima direzione della spontanea evoluzione stilistica, come si evidenzia dal confronto tra gli anthemia di coronamento degli architravi nel Foro di Nerva e nel tempio di Venere Genitrice.
Siamo al culmine di un'evoluzione che ha visto, in età flavia, il chiaro e razionale disegno dei motivi e dei loro elementi costitutivi perdere la rigidità che ancora resta nelle realizzazioni augustee, scomparendo però sotto un confuso ammasso di forme naturalistiche. Nel Foro di Traiano emerge di nuovo una chiara definizione delle linee del disegno, senza che si perda la ricca e chiaroscurata articolazione plastica delle superfici, che lo vivificano in un perfetto equilibrio, a rappresentare forse il punto più alto dell'arte decorativa urbana di Roma[8].
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Confronto tra kymatia lesbii trilobati dal Foro di Augusto, dal Foro di Cesare nel rifacimento traianeo e dal Foro di Traiano
Marina Milella
Note
- L'epoca augustea rappresenta infatti l'inizio della vasta diffusione della lavorazione del marmo a Roma e dello sfruttamento in grande scala delle cave del marmo lunense (P. PENSABENE, "L'uso del marmo a Roma tra la fine della repubblica e l'età imperiale", in L. UNGARO, M. DE NUCCIO (a cura di),I marmi colorati della Roma imperiale (catalogo mostra, Roma 2002), Venezia 2002, 15): le maestranze dovevano probabilmente ancora collettivamente acquisire esperienza nel maneggiare questo nuovo materiale, più pesante e compatto rispetto al tradizionale travertino o peperino. In generale si preferiva dunque lavorare blocchi di minori dimensioni, più facili da montare in opera, come rivela la pratica di intagliare in due blocchi sovrapposti i grandi capitelli dei templi: nel tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto anche la cornice della peristasi è intagliata in ben tre blocchi (sima con gocciolatoi, corona e soffitto con mensole, sottocornice con dentelli), mentre l'architrave e il fregio, intagliati a loro volta separatamente, sono suddivisi verticalmente in un blocco interno e uno esterno.
- Un fenomeno simile, ma molto più accentuato, si ripeterà in epoca tardo-antica (M.MILELLA, "La decorazione architettonica di età costantiniana sull'arco di Costantino: l'archivolto del fornice centrale", Arco di Costantino tra archeologia e archeometria, Roma 1999, 101-115).
- C. F. LEON, Die Bauornamentik des Trajansforums und ihre Stellung in der früh- und mittelkaiserzeitlichen Architekturdekoration Roms, Wien-Köln-Graz 1971, figg.17,2, 18,1-2, 19,2, 21,1.
- J. E. PACKER, The Forum of Trajan in Rome. A Study of the Monuments, Berkeley-Los Angeles-Oxford 1997, fig.147.
- La cornice ionica del secondo ordine della decorazione interna delle cosiddette "biblioteche" presenta, per esempio, un astragalo a fusarole e perline tra sima e corona, invece del consueto kyma lesbio continuo, e termina inferiormente con un kyma lesbio continuo invece che trilobato (M. MILELLA, "Marmi del Foro di Traiano. Elementi architettonici", in L. UNGARO, M. MILELLA (a cura di), I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano - catalogo, (catalogo mostra), Roma 1995, 232, n.108. Inoltre, gli sgusci del kyma ionico della medesima cornice e gli archetti del kyma lesbio trilobato del coronamento dell'architrave (MILELLA 1995, cit., 226, n.106) sono più allargati e presentano un nastro più largo. LEON (1971, cit., 85) aveva in effetti individuato due gruppi di scalpellini che lavorarono contemporaneamente su edifici diversi del Foro, e inoltre un terzo gruppo che dovette lavorare in particolare sulla Colonna Traiana. In particolare le tipologie dei capitelli permetterebbero di individuare equipes di scalpellini "progressisti" e "conservatori" che lavorarono in contemporanea.
- Com'è noto, l'esempio del Foro di Nerva rappresenta l'opera di un'officina distinta rispetto a quella operante nello stesso periodo sul Palatino e all'arco di Tito, come evidenziato nell'accurata analisi del Leon (1971, cit., pp.137-141). Cfr. anche P. H. VON BLANCKENHAGEN, Flavische Architektur und ihre Dekoration. Untersucht am Nervaforum,, Berlin 1940.
- Questa ripresa augustea in campo artistico corrisponde alla propagandata ripresa da parte di Traiano della politica di Augusto in opposizione alla "tirannide" di Domiziano (per la contrapposizione a Domiziano nel Panegirico di Plinio, con un parallelo nei ritratti imperiali, cfr. W. TRILLMICH, "El Optimus Princeps, retratado por Plinio y el retrato de Trajano", in Trajano emperador de Roma, Roma 2000, 501-502).
- L'officina che aveva lavorato nel Foro di Traiano opererà ancora nella decorazione della Basilica di Nettuno e del Pantheon (LEON, 1971, cit., p.139).
NB: Testo e immagini leggermente diversi rispetto alla versione pubblicata.
















