Il presente contributo è teso a delineare, per linee generali, l'evoluzione topografica dell'area compresa tra il teatro Marcello, il portico sul retro dei templi di Apollo e Bellona, la Casa dei Vallati e via del Teatro di Marcello, dall'epoca repubblicana sino al tardoantico. Si intende proporre una sintesi dei dati già editi e di quanto attualmente visibile sul posto dopo le indagini condotte nell’area tra il 1995 e il 2000, tentando di focalizzare alcune problematiche che non hanno ricevuto sempre la giusta considerazione. In particolare si esamineranno la viabilità, le lastricature della piazza ed il sistema fognario, nonchè alcuni edifici strettamente connessi con questi, quali il portico a nord e ad est dei templi di Apollo e di Bellona, il monoptero (“Perrirhanterion”), e una fondazione a plinti di incerta identificazione.
Testo in corso di pubblicazione come: M. Vitti, Note di topografia sull'area del Teatro di Marcello, in M. De Nuccio, S. Pergola (eds.), Area del Teatro di Marcello: ricerche e studi sui materiali dell'area sud-est del Circo Flaminio, Atti della giornata di studi tenutasi all'Istituto Archeologico Germanico giugno 2004, BCom c.s.
NB. Testo ed immagini leggermente diversi rispetto alla versione in pubblicazione
Per quanto concerne la viabilità la strada principale dell'area era la via Trionfale; per stabilire con maggiore precisione il suo tracciato in età repubblicana possediamo alcuni caposaldi topografici costituiti dal tempio di Apollo Medico e dal tempio della Pietas (fig. 1). L’ubicazione del tempio della Pietas, del quale è stata rinvenuta solo una piccola porzione del podio, è fondamentale per definire la viabilità in questo settore prima della costruzione del teatro di Marcello, ma anche per stabilire con esattezza il confine tra l’area in circo Flaminio da quella in foro Holitorio.

Fig. 1. Il Campo Marzio meridionale in età tardo repubblicana secondo Coarelli. In grigio sono indicati la platea del tempio di Apollo Medico (A) e il tempio della Pietas (B) e la porta Carmentale C (elaborazione da Coarelli 1997).
Le strutture più significative appartengono alla platea e al podio del tempio del quale è stata rinvenuta una piccola porzione dell’angolo posteriore nord-ovest. Del podio si conservano due blocchi modanati della zoccolatura in tufo di Monteverde che presentano una fascia liscia alta

Fig. 2. Platea e parte del podio del tempio della Pietas. Particolare di uno dei blocchi modanati della zoccolatura del podio.
Per quanto concerne, invece, il tempio di Apollo Medico, le indagini eseguite nell’area tra il 1997 e il 1999 hanno riportato in luce nuove strutture oltre quelle già scoperte da A. M. Colini nel 1940. Si tratta di una platea-podio alta

Fig. 3. Pianta dell’area antistante il teatro di Marcello indagata negli anni 1996-1998. In grigio il podio dei templi di Apollo e Bellona; in verde scuro i resti della platea del tempio di Apollo Medico; in viola le strutture in blocchi di tufo di Grottaoscura, in verde chiaro la pavimentazione romana, in rosa la prima pavimentazione tardo antica; in giallo la seconda pavimentazione tardo antica; in marrone le fognature; in beige la fondazione del monoptero; in celeste la fondazione a plinti e in rosso la struttura a tufi con inserita la fistula di piombo. (da Ciancio Rossetto 2000 elaborazione M. Vitti e P. Vigliarolo).
La platea era larga

Fig. 4. Sezione est-ovest dell’area di scavo. Alle strutture sono state assegnati gli stessi colori della pianta riprodotta nella fig. 3. Con la freccia è indicato l’avvallamento sulla pavimentazione provocato dal crollo di una delle colonne del pronao visibile nella fig. 13 (da Ciancio Rossetto 2000 elaborazione M. Vitti e P. Vigliarolo).
Edifici vincolanti nel definire il percorso medio e tardo repubblicano della via Trionfale nell’area del teatro di Marcello sono quindi: il portico di Metello (
La costruzione del teatro di Marcello prima, la riedificazione del “Perrirhanterion” e la costruzione del tempio di Apollo Sosiano dopo, tutte attività riconducibili all’epoca augustea, interferirono con la rete stradale preesistente. Di conseguenza anche la via Trionfale si dovette adeguare alle nuove presenze monumentali, perdendo il suo tracciato linearità ed ampiezza, sottoposto come era a passaggi angusti, come ad esempio quello tra lo spigolo sud-ovest del Portico di Ottavia e il teatro di Marcello, dove lo spazio per il passaggio si riduceva a circa

Fig. 5. Planimetria dell’area del teatro di Marcello con evidenziati i due passaggi in corrispondenza dello spigolo del portico di Ottavia (A) e del monoptero (B) e l’area dello scavo eseguito nel 1957 tra il tempio di Apollo e Bellona (C) (elaborazione da Viscogliosi 1996).
La viabilità, così come viene ridisegnata dai nuovi programmi edilizi della prima età imperiale, non sembra subire sostanziali variazioni fino alla tarda antichità sopravvivendo, anche in parte, in epoca medievale.
In epoca augustea l'area compresa tra i templi di Apollo e Bellona e il teatro non manterrà le caratteristiche di una strada ma assumerà la connotazione di un’ampia piazza lastricata, la cui pavimentazione, è l’esito di più interventi nel tempo. Le pendenze del lastricato furono progettate in maniera tale che le acque piovane confluissero attraverso caditoie nel grande collettore fognario anulare che fiancheggia la platea di fondazione del teatro (fig.
Parte del complesso ed efficiente sistema di raccolta delle acque è stato messo in luce nel corso degli ultimi decenni. In particolare negli anni ottanta del secolo scorso alcuni saggi eseguiti nei fornici e nell’ambulacro del teatro ne hanno individuato parte del sistema di smaltimento delle acque. Si tratta di adduzioni fognarie che raccoglievano l’acqua dalla cavea e percorrendo i fornici si immettevano nel collettore fognario anulare che correva all’esterno del teatro con andamento parallelo a questo. La cloaca oltre ad essere documentata nei disegni del Fidenzoni ed essere stata rilevata in occasione dei saggi di scavo sopra menzionati, è stata pure rimessa in luce in più punti durante le indagini eseguite nell’area tra il 1995 e il
In particolare a nord-ovest del saggio eseguito negli anni ottanta del Novecento, all'altezza del fornice

Fig. 6. Planimetria dell’area del teatro di Marcello con la rete stradale e fognaria ricostruita (a tratto continuo i tratti rinvenuti a tratteggio quelli ricostruiti). L’ingresso laterale al portico d’Ottavia dall’area del teatro Marcello è indicato con la lettera H mentre quello ipotizzato in corrispondenza del portico con la lettera G (elaborazione M. Bianchini e M. Vitti).
Un’altra conduttura fognaria che confluiva sempre nel collettore anulare intorno al teatro è quella rimessa parzialmente in luce durante lo scavo eseguito nell’area compresa tra il tempio di Apollo e Bellona. In particolare sono stati scoperti due tratti distinti dello stesso collettore (largh.
Si tratta di una fognatura il cui percorso può essere ricostruito interamente: a sud si immetteva nel collettore principale del teatro di Marcello mentre a nord il tratto orientato est-ovest presumibilmente si ricollegava con un altro ramo fognario, orientato nord-sud, posto tra il tempio di Apollo e Bellona di cui è stato rimesso in luce un tratto nel 1957 durante la realizzazione di una fognatura moderna (figg. 6, D e 7). Da quanto si può dedurre dalla pianta e dalla sezione pubblicate all’epoca si tratta di una fogna a cappuccina della larghezza di circa

Fig. 7. Pianta e sezione dei resti rinvenuti tra il tempio di Apollo e di Bellona nel 1957 la cui posizione è indicata con la lettera C nella fig. 5 (da BCom XC, 2 1985).
Sul lato orientale del tempio di Bellona esisteva un altro condotto per la raccolta delle acque meteoriche che però apparentemente presenta caratteristiche costruttive e dimensioni differenti da quelle delle canalizzazioni finora descritte. La canaletta (largh,
Un’altra fognatura è stata individuata presso l’angolo sud-occidentale del tempio di Apollo. Il tratto indagato è limitato, inoltre lo stato di conservazione è assai compromesso il che ne rende problematica la datazione. (figg.
E’ ancora difficile stabilire con certezza quale fosse la funzione delle fognature rinvenute lungo i lati lunghi dei due templi in quanto non conosciamo del tutto i loro percorsi e soprattutto non è noto in quale maniera le acque venissero convogliate dal piano di calpestio nei condotti. Tuttavia è assai verosimile che le fognature fossero destinate alla raccolta delle acque degli spioventi dei due templi e della copertura del portico (fig. 6). In particolare la canalizzazione tra i templi di Apollo e Bellona, se confermata la sua funzionalità nel tempo, era di fondamentale importanza poiché costituiva l’unica maniera per smaltire le acque dall’area compresa tra i due templi. Infatti questo spazio, lastricato in epoca domizianea, era privo di uno sbocco verso la piazza antistante perché chiuso dalle strutture della scala laterale del tempio di Apollo Sosiano (fig. 6).
Appare plausibile che l’intero sistema di smaltimento delle acque che raccoglieva, come abbiamo visto, non solo quelle della piazza ma anche quelle dei templi di Apollo e Bellona, e del teatro di Marcello faceva capo alla grande fogna anulare del teatro. Non è ancora noto come questo collettore fognario scaricasse l’acqua nel Tevere; probabilmente doveva essere a sua volta collegato al fiume mediante una grande cloaca.
Il rivestimento pavimentale intorno al teatro presenta differenti tipologie, esito di diversi interventi.
Le lastre rettangolari e quadrangolari di travertino rinvenute in superfici limitate tra il tempio di Apollo e di Bellona, presso l’angolo sud-est del tempio di Apollo e a ridosso del perimetro esterno del teatro di Marcello appartengono alla fase romana, e sono da ricondurre all’epoca augustea (figg.

Fig. 8. La pavimentazione tardoantica nel tratto compreso tra il tempio di Bellona e il tempio di Giano. In primo piano si riconosce il rifacimento del piano in scaglie di travertino e marmo; le frecce indicano gli elementi lapidei che la delimitavano sul lato orientale.

Fig. 9. La pavimentazione tardoantica tra il tempio di Apollo Sosiano e il teatro di Marcello realizzata con materiali lapidei di recupero.
Il limite orientale della piazza si è potuto definire a seguito dei lavori di sistemazione eseguiti in occasione del Giubileo del 2000, quando è stato realizzato uno scavo sul lato est del tempio di Bellona mettendo in luce la prosecuzione del portico e rinvenendo un basolato stradale, tuttora visibile (figg. 10- 11). Ciò ha permesso di definire i limiti della piazza sul lato orientale e di ricostruire, per lo meno a partire dall'età imperiale, la viabilità lungo le pendici del Campidoglio nel tratto compreso tra l'area del teatro di Marcello e l'area sacra di S. Omobono. La strada presenta un orientamento NE-SO, risultando così divergente dal portico che la separa dal lato orientale del tempio di Bellona. Il basolato è conservato per una larghezza massima di circa

Fig. 10. Pianta dei resti rinvenuti sul lato orientale del tempio di Bellona durante la campagna di scavo del 2000; a tratteggio il percorso ricostruito della strada. Con la lettera A sono indicati i due blocchi di travertino che separavano la strada dalla piazza; con la lettera B la fondazione Ottocentesca che ingloba un muro in opera vittata; con la lettera C i blocchi in travertino del margine occidentale della strada; con la lettera D il pilastro in laterizio rinvenuto sul lato orientale del basolato e con la lettera E il solco causato dal passaggio dei carri.
Il basolato stradale si trova ad una quota superiore a quella del porticato laterale, il che indica che il piano stradale appartiene ad un'epoca posteriore a quella del portico (figg. 11-12). Possiamo supporre, in attesa della pubblicazione dei dati di scavo, che il basolato risalga all'età imperiale avanzata o addirittura ad tardo impero. Ad una considerazione di questo tipo induce il fatto che il piano stradale è stato eseguito utilizzando basoli di reimpiego e che anche il materiale impiegato tra i giunti è molto vario con una discreta quantità di frammenti marmorei tra cui lastrine di serpentino e porfido rosso. L’utilizzo prolungato nel tempo di questo livello stradale è attestato dai solchi dei carri e dai numerosi interventi di restauro finalizzati al livellamento del manto stradale.

Fig. 11. Panoramica della strada e del portico rinvenuti sul lato orientale del tempio di Bellona. Con la lettera A sono indicati i due blocchi in travertino ubicati presso la rampa di accesso all’area, con la lettera B gli elementi lapidei inglobati nel muro di contenimento moderno e con la lettera C quelli posti tra il portico e il basolato.
Tra il basolato e i pilastri del portico si sono rinvenuti dei blocchi di travertino di reimpiego di diverse dimensioni, alcuni anche di

Fig. 12. I blocchi di travertino a delimitazione del basolato e i pilastri in travertino del lato orientale del portico. La quota di rasatura delle basi corrisponde alla quota del basolato.
E’ interessante notare che prolungando l’allineamento di questi blocchi in travertino verso il foro Olitorio se ne ritrovano altri lungo il tracciato: due in corrispondenza dell’attuale rampa di accesso all’area archeologica (figg.

Fig. 13. Particolare degli elementi lapidei, relativi al bordo della strada, rinvenuti presso la rampa di accesso all’area archeologica e inglobati nel muro di contenimento moderno lungo via Teatro di Marcello.
L’esistenza di una strada tra il basolato rinvenuto presso il tempio di Bellona e i resti individuati davanti alla chiesa di S. Nicola in Carcere è avvalorata anche da Rodolfo Lanciani che ricorda come nel 1876, eseguendosi una trincea per un fognatura in via Montanara, si rinvenne un basolato lungo
La viabilità a nord dei templi di Apollo e Bellona proseguiva verso est seguendo le pendici del Campidoglio, fino a ricollegarsi con la via Lata (Flaminia) (fig. 14). Non vi sono evidenze archeologiche che ne attestino l’esistenza, ma lo stesso orientamento delle strutture romane rimesse in luce lungo le pendici del Campidoglio sembrano avvalorare questa ipotesi, in quanto presentano diversi orientamenti (fig. 14). Infatti gli edifici posti alla base del Campidoglio assumono in corrispondenza del foro Olitorio un orientamento nordest-sudovest, risultando così perfettamente ortogonali ai resti della strada scavata nel 1991, mentre in corrispondenza dell’area del teatro di Marcello assumono un orientamento est-ovest, ortogonale anche qui al basolato scavato nel 2000, mentre in direzione di piazza Venezia le strutture ruotano ulteriormente assumendo un orientamento nordovest-sudest. Quale fosse con precisione il percorso della strada tra il tempio di Bellona e la via Lata non è noto; il proseguimento fino a piazza Venezia si può ricostruire comunque grazie ad un tratto di basolato rinvenuto davanti all’insula dell’Ara Coeli ma anche da una strada, documentata nella Forma Urbis Romae che, attraverso il quartiere a est della Crypta Balbi, convergeva verso la nostra arteria. Il percorso presumibilmente incrociava la via Flaminia in corrispondenza della scalinata dell’Altare della Patria, dove la via Lata intersecava anche l’antico vicus Pallacinae, il cui percorso è ricalcato all’incirca dall’attuale via di San Marco (fig. 14). L’incrocio tra la via Flaminia, il vicus Pallacinae, il clivio Argentario e la strada proveniente dal teatro di Marcello formavano quindi un quadrivio; snodo di estrema importanza per la viabilità in questo settore dell’Urbe in quanto da questo punto partivano assi viari fondamentali: uno verso il Campidoglio e i Fori Imperiali (Clivio Argentario) uno verso il Campo Marzio centrale (via Flaminia), un’altro verso il Campo Marzio meridionale e il Foro Olitorio (la strada del “teatro di Marcello”) ed infine uno in direzione della Cripta Balbi e l’area Sacra di Largo Argentina (vicus Pallacinae). A sottolineare l’importanza dell’incrocio esisteva presso il quadrivio un monumento sepolcrale appartenuto a C. Publicius Bibulus ed un altro erroneamente attribuito alla famiglia dei Claudii.

Fig. 14. Pianta del Campo Marzio Meridionale con ricostruzione del percorso stradale tra la Porta Carmentale e la via Lata. 1 Via Lata, 2 Vicus Pallacinae, 3 Clivio Argentario, 4 Basolato attestato nella Forma Urbis Romae tav. XXI, 5 Diverticolo presso il portico dei templi di Apollo e Bellona, 6 e 7 Basolato e crepidine presso il tempio di Bellona, 8 Crepidine della via Trionfale (M. Vitti e P. Vigliarolo).
Nell'ambito della ricostruzione della viabilità sul lato orientale del teatro di Marcello, importante è l'analisi anche dei resti del portico che fiancheggiava i templi di Apollo e di Bellona anche perché connessi con una questione ampiamente dibattuta relativa al percorso del corteo trionfale, la cosiddetta porticus triumphi. Elementi sulla posizione di questo portico e sulle sue successive modifiche si possono ricavare dalla Forma Urbis e dai resti rinvenuti nel corso degli scavi del 2000.
I frammenti della Forma Urbis severiana che interessano l’area appartengono alla lastra numero 31: in particolare i frammenti 31d e 31u sono quelli in cui si è ritenuto che fosse rappresentato il portico. Il loro confronto con i resti archeologici ha evidenziato delle incongruità.
Nel frammento 31d è raffigurato parte del tempio di Bellona e sul suo lato orientale tre ambienti quadrati di circa

Fig. 15. La lastra 31 della Forma Urbis Romae (da Rodriguez Almeida 1983).
Nel frammento 31u invece è facilmente riconoscibile parte del portico d’Ottavia e all’esterno di questo un corridoio largo circa
In entrambi i frammenti i resti attribuiti al portico sono resi con una linea continua, vale a dire con un tratto grafico diverso da quello usualmente impiegato per rappresentare i porticati nella Forma Urbis dove le colonne o i pilastri sono generalmente indicati con un cerchio oppure con un cerchio inscritto in un quadrato (vedi il caso dell’attiguo portico d’Ottavia). Tenuto conto di queste osservazioni è lecito chiedersi se nel frammento 31 della Forma Urbis sia effettivamente rappresentato il portico che fiancheggiava sui due lati i templi di Apollo e di Bellona o se documenti una situazione diversa definitasi a seguito di trasformazioni urbanistiche intercorse tra l’età augustea e quella severiana.
Le strutture del portico sono state messe in luce in occasione degli sterri operati nel 1937-40 e in occasione degli scavi del 2000. Si è così appurato che si tratta di un portico aperto su entrambi i lati con semicolonne in travertino stuccato applicate a pilastri rivolte da una parte verso i templi di Apollo e di Bellona, dall’altra, in un caso verso la strada basolata, dall’altro su un’area lastricata aperta (figg. 5, 10). All’interno lo spazio delimitato dai pilastri, largo

Fig. 16. Il muro in opera vittata inglobato nella fondazione Ottocentesca e il pilastro in cortina laterizia ubicato sul lato orientale della strada.
Sul lato opposto del basolato è ancora visibile, inserito nel muro di contenimento moderno, il lato occidentale di un pilastro in laterizio (figg. 10 D, 16). La parte inferiore, per un’altezza di circa
Non è stato possibile stabilire se il portico si estendesse verso ma si può ipotizzare che il terminasse in corrispondenza dello spigolo sud-est del tempio di Bellona, in quanto nell’area antistante il teatro di Marcello sono stati rinvenuti solo resti della pavimentazione della piazza e dell’attigua strada. Esisteva quindi una vasta area aperta pavimentata in lastre di travertino che si estendeva tra il tempio di Apollo Sosiano e il tempio della Spes. E’ plausibile quindi che, dopo l’intervento giulio –claudio, il foro Olitorio, inteso come area aperta lastricata, giungesse fino ai templi di Apollo e di Bellona e fosse delimitato sul lato est dalla via Trionfale.
Le strutture ancora visibili su via Teatro di Marcello lungo le pendici del Campidoglio e all’angolo del Clivio Iugario, ritenute la prosecuzione del portico dei templi di Apollo e di Bellona sulla base delle caratteristiche architettoniche, non appartengono quindi al portico di Apollo e di Bellona, ma ad un portico posto sul lato orientale della strada a cui forse sono da ricollegare alcuni resti appena intravisti sotto l’attuale rampa durante gli scavi del 2000.
Per quanto concerne gli edifici che sorgevano sulla piazza è stata già rilevata la presenza della Columna Bellica e del monoptero. Per quanto concerne il monoptero le indagini eseguite nel 1997 hanno evidenziato una situazione più compromessa rispetto a quella documentata dalle fotografie e dai rilievi eseguiti nel dopoguerra. Lo scavo ha evidenziato una struttura costituita da una fondazione in opera cementizia non perfettamente circolare gettata in cavo libero all’interno di uno spesso strato di argilla gialla e scaglie di cappellaccio. Sulla fondazione in opera cementizia sono conservati in situ solo due elementi in travertino del basamento dell’edificio, che venne obliterato dalla pavimentazione tardoantica che inglobò i due blocchi (figg. 3-

Fig. 17. I blocchi e la fondazione del monoptero con le impronte dei blocchi asportati.
Un’analisi accurata della superficie di allettamento degli ortostati ha permesso di evidenziare le impronte di altri, successivamente asportati. Questi, come documentato nel rilievo schematico di A. Caldani (fig. 5) e dalle impronte lasciate sulla malta su cui erano allettati, erano costituiti da una fila esterna di blocchi di tufo trapezoidali disposti in maniera radiale (diametro esterno

Fig. 18. La decorazione del monoptero nell’allestimento dei Musei Capitolini alla Centrale Montemartini.
Gli elementi architettonici sono pertinenti ad un edificio di ordine corinzio con fregio-architrave decorato all’interno con girali d’acanto e all’esterno da bucrani che sorreggono rami d’alloro i quali appartengono però a due fasi costruttive, una giulio-claudia e l’altra flavia. La funzione di questo edificio è stata analizzata a fondo da E.
Vorrei infine richiamare l’attenzione su una struttura già individuata da Antonio Maria Colini davanti al tempio di Apollo Sosiano e riportata in quasi tutte le planimetrie dell’area, compresa quella pubblicata da Paola Ciancio Rossetto a seguito degli scavi eseguiti tra il 1997 e il 1998 (figg. 3-
La fondazione, che non compare nella Forma Urbis, è posteriore al tempio di Apollo Medico poiché ne taglia la platea, ed è anteriore alla pavimentazione tardoantica in quanto ne viene obliterata. I dati di scavo sembrano indicare che possa essere contestuale alla fondazione del monoptero e quindi possa essere stata realizzata anch’essa nell’ambito degli estesi interventi di età augustea eseguiti nell’area.
Per quanto concerne la sua funzione le caratteristiche costruttive, profonda gettata cementizia con inseriti plinti lapidei ad intervalli regolari, farebbero pensare ad un edificio che doveva avere un elevato con pilastri o con colonne posti a distanze regolari. Sarebbe quindi ragionevole identificare la struttura con un porticato ma cambiamenti di orientamento privi di ogni logica rendono improponibile questa interpretazione. Una possibile alternativa è quella di considerare la fondazione come una struttura di cantiere realizzata nell’ambito dei lavori per la costruzione del tempio di Apollo; ipotesi che sembra essere avvalorata dal fatto che tale struttura non è raffigurata nella Forma Urbis Romae ed è stata precocemente obliterata (fig. 19).

Fig. 19. Parte della fondazione con plinti in travertino antistante il tempio di Apollo Sosiano vista dall’alto e da sud.
L’area del teatro di Marcello, sicuramente uno dei settori pluristratificati della città, con problematiche topografiche ancora irrisolte ed una ricostruzione architettonica degli edifici non del tutto definita, attende ancora un’edizione analitica e sistematica. Si auspica che tale contributo, oltre a fornire un quadro dello stato attuale della ricerca, possa contribuire a delineare con maggiore precisione l’articolazione topografica dell’area e fornire così lo spunto per il prosieguo degli studi in questo settore nevralgico dell'Urbe.
Massimo vitti
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